Prima che le immagini siano troppo lontane e si facciano sfocate, prima che il suono delle parole dette ed ascoltate si trasformi in un confuso brusio inintellegibile…
Oggi,
non ancora troppo vecchio, ma abbastanza lontano dai “fatti” per riuscire ad osservarli con il dovuto distacco, che si deve ad una “cosa” preziosa, ormai non più tua, ma di generazione in generazione, diventata di tutti…
Oggi,
senza rimpianti, ma con molta nostalgia per le cose belle che magicamente accadono…
Oggi,
rivedo quei giovani -teatranti- che eravamo, che si avventurano alla ricerca di un “vello d’oro”, che risani le ferite di un’inutile mediocrità…!
Questo eravamo:
sfacciati e con la verità in tasca…!
SEB – …Mara, cosa devo fare?
MARA – Ma cosa vuoi fare? Niente !
SEB – …Come niente?…Ieri sera lo spettacolo, poi il viaggio,…non ho chiuso occhio,…sono le otto e mezzo, alle nove arrivano i bambini e tu dici niente? Non devo fare niente?
Allora me ne stavo a casa a dormire, no?
MARA – No!…ti metti la maschera, ti butti su quel materassino nell’angolo e dormi, …poi fanno tutto loro!
SEB – …Loro?… loro chi?
MARA – I bambini!
SEB – I bambini? Ma che ne sanno i bambini?
MARA – Ne sanno, ne sanno, stai tranquillo!
…Ubbidii senza discutere, non certo perché mi mancassero gli argomenti, ma perché la stanchezza era davvero troppa per rinunciare a mezz’ora di riposo sul materassino, così presi la maschera e mi sdraiai…!
Evidentemente mi ero addormentato sul serio e stavo sognando…!
Ero circondato da elfi e spiritelli che mi toccavano con la punta delle dita, picchiettavano leggermente, ma con insistenza, sussurravano ed alitavano monosillabi vicinissimi alla maschera che indossavo…!
– “Ti dico che è Arlecchino?” – ĺ
“…e come fai a saperlo?” – “la maschera!” – “…ma certo, la maschera! Non vedi che somiglia al muso di un cane?” – “È Arlecchino?” – – “L’ha detto Colombina che prima o poi Arlecchino veniva!”…
Riacquistai improvvisamente la mia lucidità, rimanendo immobile, ma vigile al massimo!…Cercavo di capire quanti fossero, forse una decina…e intanto sentivo la voce di Mara, a poca distanza, che spiegava non so che regola di non so che gioco, mentre Gianni un po’ più lontano concionava di parolone scritte nel librone delle parole!
Ancora gli Elfi…-“…non toccare!” – “…perche?” – “…non vedi che non si muove?” – “…perché?” – “…è morto!” – “…morto?”
-“morto,…non si muove!”-
Non mi sembravano particolarmente addolorati o preoccupati, prendevano atto di qualcosa di ineluttabile, qualcosa che comunque, a scanso di equivoci, non dipendeva da loro!
Così pensai di dover intervenire, con delicatezza e prudenza, ma dovevo fare qualcosa!
Il ruggito che mi uscì dalla gola non fu per nulla delicato, ma pazienza…!
Adesso sapevano che Arlecchino non era morto.
Mi girai mugolando ed ostentando un lunghissimo sbadiglio!
Li osservavo facendo finta di non vederli. I bambini, sei o sette, dopo un primo sussulto, invece di disperdersi si erano compattati in un corpo unico ed avanzavano curiosi verso di me, un po’ minacciosi, sfidavano quella presenza estranea e sconosciuta, ma nessuna paura, un gran sorriso stampato sulla faccia…, poi fermi tutti, il più coraggioso si schiarì la gola e con voce tonante…, “chi sei, eh?” – e tutti in coro – “chi sei, sì, chi sei?”.-
Mi resi conto che quello era il momento, come si dice fatale, nel quale sarebbe nato e si sarebbe sviluppato il “personaggio” !
Chi ero, in realtà già lo sapevano, Mara-Colombina e Gianni-Balanzone, i nostri due “stanziali”‘, avevano abbondantemente seminato ed innaffiato il prato!
Traccheggiare, prendendo tempo, mi sembrò la cosa migliore da fare!
– “eh, come?” – “chi sei, chi sei?” –
“chi, io?” – “si tu, tu!” – “io, ar…arl…
arlec…” – …e stramazzai sul
materassino ronfando rumorosamente!
Lo scoppio della risata fu immediato,
mi circondarono vociando, strattonando e pretendendo la mia presenza fattiva.
Capii che non avrei più dormito!
Non era ancora tutto chiaro, ma adesso sapevo verso dove spingere il carretto: capii che sarebbero stati loro a suggerire…!
…Un pensiero bizzarro mi folgoro’ e cominciai a ridere…- “eh, caro Pirandello, il mio personaggio non uno, ma molti autori ha trovato!”-.
Mi rilassai e guardai intorno! Mara, con una squadra, si impegnava in un “dentro-fuori” – “apri-chiudi”, che poi seppi essere il gioco dello scatolino, mentre Gianni, come il pifferaio magico, si aggirava barcollando, con un cuscino a far da pancia, l’aria dottorale ed il librone in mano…”precipitevolissimevolmente,
…licopodio,…verminantico,…etcetera
…spiaggiativo…”! E così via.
Nell’angolo opposto a quello del mio materassino Enrico, altro “saltuario” come Carla e me, con la maschera di Pulcinella ed uno scolapasta in testa, aveva ingaggiato una battaglia gastronomica a colpi di -“maccaruna col ragù” – e i bambini –
“Trenette col pesto” – e ancora – “pasta e patane” – “no, pansotti col sugo di noci”…insomma, uno scontro epico!
A questo punto si impone un chiarimento di natura logistica!
Il progetto prevedeva la partecipazione di Gianni Rodari, in qualità di maggior esperto di letteratura per bambini, la costante presenza delle attrici e degli attori della compagnia e naturalmente l’intervento degli scolari!
Indispensabile era anche la collaborazione degli insegnanti e il sapiente conforto, dietro le quinte, dello psicologo.
Dunque, per coordinare le molteplici forze, raccogliere idee e materiali per arrivare a compimento del progetto, cioè alla messa in opera di uno spettacolo, ci sarebbero voluti cinque o sei mesi!… Non poco, vero?
Altro che viaggio degli argonauti!?!?
La nostra coperativa non poteva permettersi di concentrare tutte le forze su quell’unico progetto, quindi alcuni di noi andarono in giro per l’Italia con lo spettacolo “Le farse di Fo”…!
Ecco spiegato l’arcano dei “saltuari” e degli “stanziali”!
Eccoci così alla resa dei conti !
Rodari, raccolto il materiale prodotto dai bambini(disegni, pensierini, temi)
era riuscito ad organizzare un testo conpiutamente teatrale.
Lele, che ci avrebbe regalato le sue visioni, era pronto con pennelli e bombolette spray.
Doriano, con in mano spartito, gomma e matita, giurava di assistere a tutte le prove e scrivere un “pezzo” al giorno.
Insomma, adesso toccava a noi, ci guardavamo in faccia e Gianni che oltre ad interpretare Balanzone avrebbe curato la regia disse: “vabbè, proviamoci! Tanto ormai non possiamo più scappare!”
Così, dopo qualche settimana a provare soli con noi stessi, arrivammo finalmente alla fine:
ore 16 prova generale, indi riunione in una sala del Civico, in modo da lasciare libero lo spazio del centro Allende per il lavoro finale di Lele ed assistenti!
Noi dovevamo prendere le ultime decisioni.
L’indomani nel pomeriggio saremmo andati in scena per gli adulti (amici, parenti, addetti ai lavori, insegnanti, psicologi, ecc.) e la mattina del giorno dopo la “prima” ufficiale per i bambini.
Il nodo più complicato da sciogliere fu quello che riguardava come affrontare lo spettacolo con gli adulti – !?
Lunga e vivace discussione e alla fine prevalse il partito di chi voleva che tutto si svolgesse come se gli adulti fossero bambini!
Personalmente mi divertiva moltissimo l’idea di prenderli per mano e – “camminiamo piano piano, un passetto dietro l’altro, non facciamo i cretinetti, a sedere zitti zitti”! –
E poi i patti…:
dovevano sedere sui pouf gonfiabili che erano disposti sulla moquette al centro dello spazio e seguire lo spettacolo girando su se stessi!
Vietato alzarsi, vietato uscire con i piedi dal tappeto, vietato mettersi le dita nel naso, vietato…vietato…
vietato… e mentre Gianni-Balanzone leggeva le sanzioni sul librone Enrico-Pulcinella si aggirava minaccioso con coltellaccio ed ascia di legno in mano…!
Chissà quale sarebbe stato l’effetto di tutto ciò.
Naturalmente eravamo arrivati a questo attraverso l’esperienza maturata nei mesi trascorsi con i bambini, le regole facevano parte di un gioco condiviso e giocato alla pari da entrambe le parti.
Basta, ormai eravamo stanchi di parlarne e riparlarne, di pensarci e ripensarci, dovevamo finalmente partire e metterci alla prova!
– Allora via, un piatto di farinata, poi a letto e domani si vedrà. –
Ecco noi siamo pronti,… una bella carica di emozione, come si dice, adrenalina alle stelle!…
Ci muoviamo irrequieti fra i pouf, scaldiamo le voci ed i muscoli, ci sentiamo un po’ straniti, questa volta non è come al solito, questa volta la sfida non è personale, questa volta mettiamo alla prova la “comunità”, che abbiamo deciso di essere!…
Le maschere sollevate sulla fronte ci guardiamo in silenzio, poi gli occhi si fermano sulla scenografia…una visione magnifica, un lenzuolo di una sessantina di metri che circonda tutto, sul quale sono dipinte le stazioni del “viaggio”…veramente magniifico, degno di essere esposto in un museo d’arte moderna!
…Qualcuno dice: “oh,…oh, guardate che arrivano!”…
Finalmente si parte, ognuno al suo posto, via…accoglienza, indi patti!
L’effetto fu, a dir poco, disastroso.
Ci guardavano con la stessa sufficienza con la quale si guardano le bestioline allo zoo, ci subivano perché non potevano farne a meno, potevamo leggere i loro pensieri come se fossero fumetti…- “e dai, ci vogliamo sbrigare, che noia,…fateci lo spettacolo e facciamola finita…”!
…Mai provocare “l’artista”…
Andammo avanti imperterriti, con la protervia tipica dei bambini quando credono di avere ragione.
…Finalmente il buio, la musica, le maschere che nascono uscendo dalle uova…e poi la scoperta
dell’uovo che non si schiude, perché contiene “l’uomo che non c’era”, l’uomo che si dovrà cercare, per trovare il quale si darà luogo al “viaggio”, e poi il sonno, i sogni, gli incubi e la discesa nel paese delle paure…!
…Sorpresa!… Gli insofferenti, annoiati e sbuffanti ospiti adesso hanno le bocche aperte, i lucciconi e non riescono a trattenere le risatine isteriche, insomma neanche due scene e sono precipitati già nello psicodramma…!
…Ma che sorpresa…!
Grande successo, applausi e sinceri complimenti, ma…, eh sì, c’era un “ma”, un “ma” bello grosso:
i bambini, come avrebbero reagito i bambini?
Il dubbio sarebbe stato sciolto soltanto il giorno seguente!
L’indomani mattina, pronti, svegli ed in preda ad una sana eccitazione, eravamo vestiti, truccati, mascherati, in attesa del momento fatidico,… finalmente l’incontro!
Arrivavano a piedi traversando il giardino nel quale era immerso il Centro Allende.
Ecco, voci in avvicinamento, siamo all’erta, ormai pronti a tutto…i primi bambini si affacciano alla porta, ci indicano e ridono, …ridono? Sì, ridono…!
Timidamente cominciamo a dettare le regole, la cosa li diverte e questo ci da sempre più coraggio, forse, chissà, siamo padroni della situazione,… ridono, commentano tutto, i costumi, i trucchi, le maschere, i cappelli!
È il momento di separarli dagli accompagnatori e condurli all’interno della sala!
La cosa importante durante gli incontri di preparazione era che i bambini fossero da soli insieme a noi. Naturalmente gli insegnanti non erano assenti, ma assistevano celati da paraventi e , come aveva suggerito Rodari, una volta in classe avrebbero finto di cadere dalle nuvole, in modo che i bambini si sentissero liberi di stupire con i loro racconti!
Ugualmente liberi avrebbero assistito allo spettacolo ed il controllo sarebbe stato esercitato con discrezione da dietro una tenda.
Una volta dentro si scatenano… i disegni di Lele li affascinano, i pouf li esaltano, i patti fatti con coltellaccio, scure di legno e guantoni da boxe li riportano ai giochi fatti negli incontri precedenti!
Bene,… allora partiamo?
….Sìiiiiiiiii…!
…Musica e buio…!
Siamo, ormai, ciascuno nella propria posizione, il sipario del piccolo palco delle – nascite – si apre, tutto si placa, le maschere escono faticosamente dall’uovo e si parte per il viaggio !
Eravamo stupiti dal rapporto che si andava creando fra noi ed i bambini.
Improvvisamente placati, reagivano agli stimoli ai quali lo spettacolo li sottoponeva in maniera del tutto inaspettata ed inedita.
Tutti noi avevamo una grande esperienza di “spettacoli per i bambini”, maturata negli anni precedeni al Teatro Stabile di Genova e mai ci eravamo trovati di fronte ad un “pubblico” così attento, ma soprattutto composto.
Nessuna imposizione, nessun controllo, in uno spazio neutro e nuovo, né casa né scuola, sul quale esercitavano come un diritto di proprietà.
Il gioco non era stato imposto da nessuno, forse suggerito e stimolato, questo sì, ma da qualcuno
che somigliava molto a loro!
Non era venuto in mente a nessuno, soltanto in quel momento mentre procedevamo nel racconto ne fummo consapevoli!
Noi non avevamo realizzato uno spettacolo “per” i bambini, ma “dei” bambini…!!!
Che meravigliosa novità!